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Giornata Internazionale del Volontariato
XXXV Giornata Internazionale del Volontariato
Sono le persone a fare la differenza: “I volontari sono ossigeno puro”
L’esperienza di Spes Contra Spem rispetto al volontariato evidenzia l’imprescindibilità della presenza dei volontari per le nostre case famiglia e questo è stato ancora più vero e fondamentale in tempo di emergenza sanitaria. I volontari sono “Ossigeno puro” per ospiti e operatori delle case famiglia.
Il Bello di esserci, faro guida del 2020
Ringraziamo i nostri volontari per la loro dedizione e il loro impegno. Il bello di esserci è lo slogan della campagna di Volontariato del 2020 ed è stato un anno in cui ESSERCI ha fatto ancor più la differenza permettendoci di garantire VICINANZA nonostante la necessità del distanziamento sociale.
Il Bello di esserci è direttamente proporzionale al BELLO DI AVERVI.
Corso di formazione per volontari 2020
Diventa anche tu un volontario in casa famiglia: Spes contra spem offre un corso di formazione gratuito che si terrà il 12 e 19 dicembre previa prenotazione. Le due giornate di formazione, con posti limitati, quest’anno si terranno online nel rispetto delle vigenti disposizioni per limitare il contagio da Covid-19.
Natale 2020: scegli un regalo solidale
Idee regalo per Natale
Per i tuoi doni di Natale scegli i regali solidali: adotta un progetto o acquista i nostri prodotti solidali!
Il Natale offre un’ampia scelta di regali solidali, questo dimostra che ci sono tanti individui sensibili come te che vivono il natale come un vero momento di solidarietà e condivisione.
E noi questo lo sappiamo bene grazie al calore e al sostegno che ogni anno ci riservi!
Questo anno Spes contra spem ha diverse proposte da offrirti, piccoli gesti e/o gustosi prodotti solidali da mettere sotto l’albero dei tuoi amici, familiari.
Sostieni un progetto con le nostre Christmas Card
Questo anno ti proponiamo l’acquisto della nostra Christmas Card, un regalo solidale che offre al destinatario la possibilità di far parte di una buona causa e sostenerla. Potrai scegliere indirizzando il tuo regalo a sostegno del progetto che è più vicino al sentire del tuo destinatario.
Come? Quali progetti sostenere?
Sostieni il progetto “Rimanere connessi”
Grazie alla tua donazione potrai sostenere l’acquisto di tablet per le case di Spes contra spem. L’emergenza sanitaria oggi ci chiede di mantenere le distanze per garantirci tutela, salute e sostegno al nostro Paese. Con il progetto “rimanere connessi” accorciamo le distanze tra le persone delle case e il loro mondo. Permettiamo di parlare e “incontrare” i familiari, di continuare i laboratori di arte e musicoterapia a distanza, e di garantire la formazione scolastica ai ragazzi dell’Approdo.
Sostieni il progetto “Rimanere connessi”
Grazie alla tua donazione potrai sostenere l’acquisto di tablet per le case di Spes contra spem. L’emergenza sanitaria oggi ci chiede di mantenere le distanze per garantirci tutela, salute e sostegno al nostro Paese. Con il progetto “rimanere connessi” accorciamo le distanze tra le persone delle case e il loro mondo. Permettiamo di parlare e “incontrare” i familiari, di continuare i laboratori di arte e musicoterapia a distanza, e di garantire la formazione scolastica ai ragazzi dell’Approdo.
Ricette al miele con i prodotti solidali
Scopri le nostre ricette con il miele solidale
Idee dolci e salate per ghiotte preparazioni… che sanno di buono
Abbiamo pensato di condividere con voi alcune delle ricette che abbiamo provato nelle nostre cucine utilizzando un meraviglioso ingrediente: il miele.
Il delizioso “nettare degli dei” è perfetto sia per piatti dolci e, inaspettatamente, è ottimo in preparazioni salate o in agrodolce. Abbiamo scelto il miele anche perché è uno dei nostri prodotti solidali: acquistando il miele millefiori o la crema di miele con nocciole fai un regalo a te, ma aiuti anche Spes contra spem a sostenere i propri progetti e portare avanti le tante attività che organizziamo.
CHEESECAKE
Ingredienti
- 500 g formaggio fresco (spalmabile o ricotta)
- 125 g yogurt bianco
- 100 g Miele solidale
- 1 Uovo
- 25 g Maizena
- 200 g Biscotti secchi
- 80 g Burro fuso
- 1 Lime non trattato
Preparazione
Infarina lo spezzatino. Taglia le arance e spremile per ottenerne il succo.
Scalda l’olio evo e fai rosolare i bocconcini a fuoco vivo.
Sfuma con il succo di arancia, quindi aggiungi il miele.
Abbassa il fuoco e unisci la panna, regola di sale e pepe. Fai ridurre la salsa finché si è addensata, senza farla asciugare eccessivamente.
Disponi nei piatti e cospargi con semi di sesamo.
BOCCONCINI DI POLLO AL MIELE
Ingredienti
- 800 g Spezzatino pollo
- 50 g Farina
- 5 Arance
- 2 cucchiai Miele solidale
- 100 g Panna liquida
- 3 cucchiai Semi di sesamo
Preparazione
Infarina lo spezzatino. Taglia le arance e spremile per ottenerne il succo.
Scalda l’olio evo e fai rosolare i bocconcini a fuoco vivo.
Sfuma con il succo di arancia, quindi aggiungi il miele.
Abbassa il fuoco e unisci la panna, regola di sale e pepe. Fai ridurre la salsa finché si è addensata, senza farla asciugare eccessivamente.
Disponi nei piatti e cospargi con semi di sesamo.
BISCOTTI DA TÈ
Ingredienti
- 200 g Farina 00
- 50 g Crema di miele con nocciole
- 50 g Nocciole
- 100 g Burro
- ½ cucchiaino cannella in polvere
- ½ bustina lievito vanigliato
Preparazione
Fai tostare le nocciole in un padellino antiaderente e poi tritale finemente in un mixer.
Impasta in una ciotola capiente il burro morbido tagliato a cubetti, la farina, le nocciole tritate, il miele, la cannella in polvere, il lievito e un pizzico di sale fino a formare un panetto compatto.
Lascia riposare l’impasto per 15 minuti, poi stendilo con un mattarello e taglia i biscotti a tuo gusto, con formine, con un tagliapasta, o un coltello a lama liscia. Disponi i biscotti su una leccarda foderata con carta da forno e inforna in forno già caldo a 180° per 15 minuti.
Idea in più: a fine cottura puoi spolverizzare sui tuoi biscotti zucchero a velo (anche con aggiunta di un pizzico di cannella) o preparare una glassa con zucchero a velo e acqua.
PLUMCAKE DI NATALE
Ingredienti
- 3 Uova
- 250 g farina integrale
- 250 g yogurt bianco
- 80 g zucchero canna
- 50 g crema miele e nocciole
- 100 g frutta secca a guscio
- 60 g mix di uvetta e datteri
- 1 bustina lievito per dolci
Preparazione
Rompi 3 uova in una ciotola capiente e sbattile con una frusta insieme allo zucchero. Aggiungi la crema di miele con nocciole; continuando a mescolare aggiungi anche lo yogurt, il mix di uvetta e datteri e la frutta secca a guscio, come noci, mandorle e nocciole precedentemente tritata grossolanamente.
In ultimo incorpora la farina setacciata con il lievito fino ad ottenere un composto omogeneo e senza grumi.
Versa il composto in uno stampo da plumcake precedentemente oleato e inforna a 180° per 40 minuti o fino a superare la “prova dello stuzzicadenti”.
A cottura ultimata sforna il plumcake e lascialo raffreddare, quindi disponilo su un piatto da portata.
TORTA DI YOGURT AL MIELE
Ingredienti
- 3 Uova
- 250 g Miele solidale
- 250 g Farina 00
- 125 g Yogurt bianco
- 1 tazzina olio
- 1 bustina Lievito per dolci
- 1 Scorza d’arancia
Preparazione
Sbatti 3 uova con una frusta in una ciotola capiente, quindi aggiungi miele, yogurt e olio e mescola. Unisci al composto la scorza d’arancia.
Incorpora poco alla volta la farina setacciata insieme al lievito fino ad ottenere un composto omogeneo.
Versalo in una tortiera precedentemente imburrata o ricoperta di carta da forno e cuoci in forno statico a 200° per 40 minuti.
A cottura ultimata sforna la torta e lasciala raffreddare, quindi disponila su un piatto da portata e spolverizza con dello zucchero a velo prima di servirla.
Festa di CasaBlu: un evento social per i suoi 20 anni
Domenica 4 ottobre, a partire dalle ore 17:00, si terrà la consueta Festa di Casablu che, in occasione della sua ventesima edizione, si troverà purtroppo a fronteggiare l’emergenza Covid, ma niente paura!
Anche se non potremo festeggiare gomito a gomito nel bellissimo giardino di Casablu, potremo comunque incontrarci tutti quanti online, attraverso una serie di dirette Facebook, che ci faranno sentire più vicini, anche se lontani.
Di seguito il programma online del 4 ottobre che, se non avete avuto l’opportunità di seguire in diretta, potrete vedere la registrazione dell’evento sulla nostra pagina Facebook.
– ore 17:00 – avvio della diretta da Casablu, incontriamo Mariangela Rando, responsabile di Casablu, e le persone della casa in un tour virtuale in casa famiglia
– ore 17:30 – tavolo di incontro “ Cooperazione e territorio” in compagnia di Luigi Vittorio Berliri, – Presidente di Spes contra spem, Giovanni Caudo – Presidente III° Municipio di Roma Capitale – Maria Concetta Romano – Assessore alle politiche sociali del III° Municipio di Roma Capitale , Marco Marcocci – Presidente di Confcooperative Lazio
– ore 18:10 – tavolo di incontro “DisAbilità e famiglia: condividere le difficoltà e scoprire le risorse” in compagnia delle Psicoterapeute del servizio L’Incontro – Dott.ssa Elisabetta Centonze, Dott.ssa Claudia Radice, Dott.ssa Chiaralisa Falco, Dott.ssa Eleonora Di Domenico
– ore 18:50 – diretta da Casablu con un “brindisi virtuale” per festeggiare insieme ai 20 anni di Casablu
Per sostenere questo evento potrete acquistare il nostro miele solidale, che molti di voi hanno già provato ed acquistato lo scorso anno oppure potete fare una donazione libera.
Ecco cosa è successo lo scorso anno.
Spes contra spem stipula una convenzione con l’Ordine degli Assistenti Sociali
Spes contra spem stipula una convenzione con l’Ordine degli Assistenti Sociali
Come da tempo auspicavamo, l’Ordine degli Assistenti Sociali ha stipulato una convenzione con Spes contra spem in base alla quale tutti gli iscritti all’ordine e i loro familiari potranno usufruire di uno sconto del 10% per due dei nostri più importanti servizi: Assistiamoci e L’Incontro.
Si tratta di un accordo importante che favorirà la capacità di inclusione dei servizi di Spes contra spem e la sua capacità di allargare e rafforzare il suo ruolo nella creazione di una comunità forte e solidale.
All’Ordine degli Assistenti Sociali va il nostro ringraziamento per la disponibilità a collaborare nella creazione di questa comunità. Per noi è un onore poter collaborare con voi e supportare la vostra professione!
L’interdipendenza nel lavoro di équipe.
Due gli aspetti emersi nell’ultimo seminario online: da una parte l’esperienza degli educatori e degli operatori che dall’inizio dell’emergenza ad oggi hanno dovuto modificare, ripensare e rimodulare più e più volte il loro modo di lavorare e dall’altra l’esperienza di chi ha dovuto accogliere questi cambiamenti, come gli ospiti delle strutture residenziali o dei centri diurni, rinunciando alla quotidianità che fino al 9 marzo aveva scandito le loro giornate.
I cambiamenti richiedono tempo per essere metabolizzati, un tempo che l’emergenza non ha concesso a nessuno. Il pensiero predominante di questi mesi è stato per tutti, a maggior ragione per quanti lavorano nella relazione di aiuto, quello di mettere in sicurezza, mantenere la distanza, proteggere. Sono mancati e ancora mancano gli abbracci, le strette di mano. È stato necessario ridefinire gli spazi e riprogrammare le giornate, a volte con ritmi incalzanti, cercando di garantire la massima sicurezza e cura per quanti vivono nelle case famiglia. Le équipe hanno in alcune circostanze risentito di tale situazione, che inevitabilmente ha appesantito il lavoro e il confronto. Nelle situazioni di emergenza i conflitti possono essere espressione delle nostre paure, inquietudini e incertezze e, per coloro che lavorano a diretto contatto con le persone, l’avere spazi di decompressione e “mentalizzazione” di tali conflitti è di fondamentale importanza per permettere il defluire delle sensazioni e delle emozioni.
La pandemia ci ha esposti a un’attivazione emotiva e corporea che ha generato reazioni non previste, non facilmente gestibili, provocando in alcune circostanze una cristallizzazione del sistema, ma ha anche permesso di scoprire e mettere in campo risorse inaspettate e nuove. Lì dove il dialogo ha avuto centralità, e c’è stato spazio per il “pensiero condiviso”, seppure nella fatica di una situazione complessa, si sono esperite situazioni nuove e stimolanti.
K. Lewin definisce il gruppo come una “totalità dinamica”, evidenziando l’importanza dell’interdipendenza degli individui al suo interno. Ciò assume un valore specifico nel lavoro di équipe, dove è fondamentale evitare che ci sia autosussistenza e autoreferenzialità, perdendo di vista i “contenuti psichici” e la partecipazione psicologica dei singoli (W. Bion) strettamente connessa al pensiero del gruppo.
S. H. Foulkes afferma che ogni rete genera una matrice, ovvero l’ipotetica rete di comunicazioni e relazioni in un determinato gruppo, che si forma con il contributo di ogni singolo partecipante. “Il gruppo come totalità è un organismo a sé stante, molto più ricco e complesso del singolo membro. In ogni gruppo si crea l’ambivalenza di fondo: il desiderio del nuovo e del cambiamento e la paura di ogni cambiamento, così si producono le difese e le resistenze, con il lavoro di gruppo si superano le resistenze arcaiche, in tal modo si rinforza l’Io del singolo e si effettua la maturazione del gruppo.”[1]
Superare la paura del cambiamento è possibile esclusivamente creando un ambiente consono alla condivisione, all’ascolto, alla circolarità e quindi all’interdipendenza.
Dott.ssa Claudia Radice
Webinar “Prendersi cura di chi si prende cura”
“Carezza, staccare la spina, riorganizzazione flessibile, tempo liquido, contatto con sé stessi, ricchezza e nuove opportunità, approfittare della lentezza”
Queste sono alcune delle frasi con le quali è terminato il secondo webinar che le psicologhe del servizio L’Incontro di Spes contra spem, hanno svolto lo scorso 8 maggio e dedicato a chi lavora in strutture residenziali. Uno spazio per chi quotidianamente si prende cura dell’altro e che sente il bisogno di fermarsi, costruire un pensiero, un dialogo con chi fa lo stesso lavoro, con chi ogni giorno, dall’inizio del lockdown, si trova a far fronte a cambiamenti continui, paure, dubbi, rabbia.
Oggi vi racconto questo Dialogo
Emozioni
“Mi sono sentita in colpa, sentivo che stavo abbandonando i miei colleghi. Mi sono ritrovata a piangere…dovevo prendermi cura di me” Parla così una delle partecipanti, raccontando la difficoltà e le paure; dall’inizio del lockdown ha iniziato ad avere paura di poter essere fonte di contagio, sia per le persone con cui lavora, sia per il figlio, tornando a casa, perché quel 9 marzo ha portato con sé tante paure, per la popolazione in generale, ma soprattutto per chi lavora in strutture sanitarie e socio assistenziali, che si è trovato a dover tutelare le persone di cui si prende cura, oltre che sé stesso e la propria famiglia. E allora, i partecipanti hanno parlato soprattutto di incertezza, impotenza, paura e rabbia. L’incertezza per quello che ogni giorno può accadere –tutti potrebbero essere potenzialmente infetti. Io, i miei colleghi, gli ospiti/pazienti della struttura; l’impotenza di fronte a qualcosa su cui apparentemente non si ha alcun potere- Mi sono sentita in balìa degli eventi, delle scelte della direzione e del Governo, in balìa del prossimo decreto-La paura che potesse accadere qualcosa- E se fossi io stessa a portare il Virus? Cosa posso fare per evitarlo?– La rabbia verso la situazione- E con chi me la prendo per tutto questo?
Cambiamento che destabilizza
“E ora che facciamo?”
Per chi lavora nelle strutture residenziali, l’arrivo del virus e la chiusura di tutto, ha portato ad un cambiamento significativo: l’impossibilità di proseguire un dialogo con l’esterno, intendendo con questo la possibilità per gli ospiti e i pazienti di poter uscire e di poter ricevere la visita dei familiari. Raccontarlo alle persone è stato complesso, così come ai familiari. Ha significato, per chi lo ha vissuto, una rottura della relazione, da un giorno all’altro, che ha destabilizzato ed ha richiesto una riorganizzazione: ed ecco che sono iniziate le videochiamate con gli operatori di centri diurni, amici e familiari, trovando così un nuovo senso a quanto stavo accadendo. Quella rottura si è piano piano trasformata in una nuova opportunità.
Ma accanto a questo, c’è anche il tema della perdita. Alcuni partecipanti ci hanno, infatti, raccontato quanto anche il tema dellamorte si sia modificato per due motivi: da una parte perché anche solo dover comunicare la morte di un parente, ad un paziente/ospite, è stato più complesso. Ma anche perché alcuni operatori sanitari si sono trovati di fronte ad una morte solitaria di alcuni pazienti, non potendo avere accanto i loro parenti. Il concetto di lutto si è, quindi, amplificato, come se la perdita fosse sentita due volte.
Ri-organizzarsi
“Vivere questa situazione ci ha fatto accorgere di quante risorse abbiamo”. Perchè è proprio questo che accade spesso nelle situazioni di emergenza: per difenderci, tiriamo fuori risorse che non pensavamo neanche di avere e che ci permettono di ri-organizzarci, di trovare soluzioni, di dare un senso a quanto sta accadendo. Gli operatori di una casa famiglia per persone con disabilità della provincia di Roma, ci hanno raccontato di come, dal giorno dopo l’inizio del lockdown, hanno provato a riorganizzare la quotidianità di chi vive in casa, e di conseguenza del loro lavoro:
Trasformare le attività esterne in attività interne, attraverso laboratori portati avanti dagli stessi operatori in casa, attività a distanza con videochiamate ecc
- Ricerca e strutturazione di spazi individuali per gli ospiti: il lockdown, ha significato anche una perdita della propria individualità in quanto ha richiesto la convivenza 24 ore su 24 con i propri conviventi e con il proprio “compagno di stanza”. Importante è continuare a garantire degli spazi di individualità ad ognuno, strutturando le attività tenendo conto di questa esigenza
- Creatività, nel ri-organizzare la quotidianità del proprio lavoro.
- Confronto in equipe e supervisioni con uno psicoterapeuta
Quanto introdotto, ha sicuramente aiutato le persone che vivono in casa famiglia ma non solo. Una programmazione del lavoro, aiuta anche l’operatore che può così prendersi cura dell’ospite in un contesto più “sicuro” e strutturato, nonostante la fase di emergenza.
E cosa succederà adesso che è iniziata la Fase 2?
Probabilmente andremo incontro ad un nuovo cambiamento e ad una nuova riorganizzazione. Gli operatori saranno probabilmente chiamati ad accompagnare, questa volta con un movimento inverso a quello precedente, ovvero dall’interno verso l’esterno, le persone di cui si prendono cura. Accompagneranno a nuove emozioni nel poter rivedere i propri familiari e, perché no, a mantenere anche nuove modalità introdotte con la pandemia. Alcuni partecipanti ci hanno, infatti, raccontato che alcuni degli ospiti stanno già mostrando prime difficoltà all’idea di “uscire fuori”, come se ne fossero spaventati.
Cosa importante sarà che l’operatore continui a prendersi cura di sé, cercare spazi oltre quelli lavorativi. Spazi di ascolto, di supervisione individuale, di “svago”, inserendo in agenda, in maniera strutturata, una attività extra lavorativa in base ai propri interessi e passioni. Assicurarsi uno spazio altro è fondamentale sempre, ma ancora di più in situazioni di questo tipo.
Un operatore che si prende cura di sé, è un operatore che sarà in grado di prendersi cura dell’altro.
Il prossimo webinar, sarà il 5 giugno alle ore 17.00.
Elisabetta Centonze
Psicologa psicoterapeuta
Servizio “L’Incontro” di Spes contra spem
#iocorrodacasa per Spes contra spem
Oggi vogliamo raccontarvi la nostra maratona: una corsa iniziata 67 giorni fa, con l’inizio del lockdown.
Abbiamo iniziato a correre ma a pochi metri dalla partenza abbiamo incontrato paura e allarme. Prima battuta di arresto…
… La corsa si è rallentata e ci siamo chiesti “E ora cosa facciamo? Come parliamo con le persone delle case? Come le proteggiamo?” Ci siamo risposti che non potevamo fermarci. E quindi abbiamo iniziato a vestirci di più: abbiamo indossato guanti, mascherine e abbiamo ripreso a correre. Il fiato all’inizio era corto perché si faceva fatica a respirare con la mascherina, ma poi ci siamo abituati, non ci potevamo fermare! La gente che ci conosce ha fatto il tifo per noi e ne abbiamo sentito l’eco, in una corsa apparentemente senza spettatori ma densa di presenza!
La maratona è continuata e dopo pochi giorni di “stabilità del nostro correre” abbiamo dovuto rivedere il passo. Mascherine e guanti non bastavano da soli. A “proteggere” serviva un esame scientifico: il test sierologico. Lo abbiamo fatto tutti noi operatori ed educatori delle case famiglia di Spes contra spem.
Per avere la certezza della protezione ogni 15 giorni dobbiamo sottoporci a questo test, altrimenti la maratona potrebbe avere una ulteriore battuta di arresto!
Abbiamo bisogno di voi per continuare a correre.
Cosa vi chiediamo? Vogliamo invitarvi “virtualmente” a correre con noi. Ogni test costa 15 euro per ogni operatore, e la nostra idea è che ogni maratoneta porti con sé questa cifra. Abbiamo bisogno di 38 maratoneti, per ogni tappa, che si affianchino ai nostri operatori ed educatori già in corsa.
Le prossime tappe sono:
- 1° tappa 20 maggio
- 2° tappa 03 giugno
- 3° tappa 17 giugno
Come partecipare?
Puoi versare la “quota di iscrizione” di 15 euro tramite:
donazione on line cliccando su DONA ORA o COME SOSTENERCI dal menu principale
- donazione tramite bonifico bancario: IT41D0521603218000000081565 – intestato a SPES CONTRA SPEM.
Webinar “Prendersi cura di chi si prende cura” Prima Puntata
“Nuove problematiche e nuove ristrutturazioni” ai tempi dell’emergenza e dei cambiamenti legati al coronavirus: questa frase potrebbe racchiudere, in maniera sintetica, ciò che è emerso durante il webinar rivolto agli operatori socio-sanitari, promosso da “L’Incontro” -servizio di supporto psicologico e psicoterapico- della cooperativa Spes contra Spem. Le psicologhe dell’Incontro hanno avviato un processo di pensiero in relazione a quanto sta accadendo in questi tempi di restrizione, concentrando la riflessione su “come” i cambiamenti restrittivi possano incidere nei contesti di cura basati sulla relazione e quanto possano accrescere livelli di stress psico-fisico. Inoltre in relazione all’impossibilità di poter lavorare “a meno di un metro”, al probabile timore di contagiare o essere contagiato, L’Incontro ha ritenuto necessario creare uno spazio per gli operatori che lavorano, a vario titolo, nelle strutture residenziali, favorendo il dia-logo tra operatori ed esperte psicologhe delle dinamiche che caratterizzano le strutture residenziali con l’obiettivo di offrire uno spazio di confronto in cui poter esprimere le proprie esperienze. A questo dialogo , avvenuto tramite la piattaforma Zoom il 17 Aprile scorso, hanno preso parte operatori di casa famiglia , responsabili di struttura, cittadini interessati al tema e una coordinatrice di un centro diurno, appartenenti alla realtà regionale del Lazio e al sud Italia.
Il dialogo è avvenuto attraverso un “cerchio virtuale”, mediato dalle psicologhe, ed ogni partecipante ha avuto la possibilità di raccontare la propria realtà e la struttura di appartenenza e di relazionarsi ai vissuti dell’altro arricchendoli di contenuti propri. In questo modo è stato possibile uno scambio “inter pares” evidenziando differenze ed unicità di ogni realtà e agevolando la costruzione di senso riguardo a cosa sta accadendo nelle realtà che si occupano dei più fragili. Inoltre la presenza di “semplici uditori” (ovvero educatori e operatori che lavorano in strutture diverse da quelle residenziali) ha reso ricco il dialogo, evidenziando come ci sia un interesse generale ed un ascolto partecipato alle realtà di cura che si sono trovate ad affrontare nuove sfide, alcune di difficile immaginazione.
Cambiamenti dell’assetto familiare e scoperta delle risorse in epoca Covd-19
Recuperando quanto è emerso nel gruppo , due sono state le tematiche principali che hanno riportato i partecipanti: i cambiamenti dell’assetto familiare e la scoperta delle risorse. Come è esperienza di tutti, la famiglia è stato il nucleo sociale su cui sono ricaduti principalmente gli effetti dell’emergenza sanitaria, sia in termini di convivenza in cui i luoghi e i tempi sono diventati ancora più condivisi all’interno delle pareti domestiche che, al contrario, in termini di distanza, in cui alcuni luoghi abituali sono stati interdetti e resi non frequentabili a discapito del contatto e della comunicazione non-verbale. Il telefono e mezzi di comunicazione hanno cercato di sopperire a questa mancanza, mostrando tuttavia fin da subito i loro limiti. L’attuarsi di queste misure di prevenzione si è tradotta nell’impossibilità di vedere i propri cari, come nelle strutture residenziali, o di non vedere gli operatori di riferimento come per le persone che frequentavano i centri diurni. Il racconto dei partecipanti, quindi, ha descritto questo cambiamento che li ha visti interessati in prima linea. Una partecipante al webinar, infatti, ha raccontato quanto sia stato difficile per l’equipe mediare i rapporti con le famiglie degli ospiti e filtrare le informazioni che arrivavano da queste, soprattutto quando si trattava di informazioni non piacevoli. Un’altra persona, poi, ha aggiunto che gli operatori del centro si sono trovati in un nuovo ruolo nel dover stimolare i familiari delle persone con disabilità che assistono (quelli impossibilitati a relazionarsi con internet) ad affiancarli durante le video-chiamate per continuare le attività di sostegno. In più tutti gli operatori hanno svolto il compito di farsi ponte tra un dentro ed un fuori, ovvero sulla necessità di spiegare cosa stesse succedendo il motivo dei cambiamenti.
A fronte di questa nuova costruzione di rapporti, i partecipanti hanno evidenziato quanto il lavoro in generale sia diventato più stressante o fonte di preoccupazione, soprattutto per quegli ambiti di cui non è certa la ripresa, come ad esempio le assistenze domiciliari o i centri diurni.
Riorganizzazione e capacità resilienti
Altro tema riportato da tutti i partecipanti è stato quella della scoperta di riorganizzazione e di capacità resilienti sia degli operatori che degli ospiti. In un certo senso, nonostante i cambi strutturali dei turni o del tipo di lavoro, gli operatori hanno raccontato di un maggiore interesse e di una nuova opportunità creativa di lavoro a cui la maggior parte delle persone seguite ha risposto con altrettanta creatività.
Il timore del passaggio alla “normalità”
In conclusione, dopo aver condiviso timori, speranze e aver dato respiro ai vissuti di ciascun partecipante, lo spazio di incontro si è concluso con una ultima riflessione rispetto alla fase 2. In particolare ci si è chiesti quanto questa potrà rappresentare un ulteriore cambiamento per chi vive e lavora nelle strutture residenziali: il passaggio alla “normalità” avrà gli stessi tempi per le persone che vivono all’interno delle strutture? La fragilità potrebbe, infatti, richiedere un tempo più lungo di “tutela” di “difesa” delle persone? E inoltre, cosa accadrà quando queste persone potranno nuovamente riprendere a rivedere i loro cari, probabilmente a distanza di un metro in un primo momento, o quando potranno ritornare a frequentare i centri diurni o altre attività esterne? Come sarà per loro ritornare alla “normalità”?
Ci siamo lasciati proprio con una riflessione su quest’ultimo concetto:… quanto la normalità possa essere vista, oggi, con un’idea nuova, disancorata ad un’idea passata, e lentamente in costruzione. Nel salutarci, ci siamo dati un nuovo appuntamento per l’8 maggio alle ore 17:00, per proseguire questo dialogo insieme e riflettere ancora.
Vi aspettiamo!
Articolo a cura della dott.ssa Chiaralisa Falco del servizio “L’Incontro” di Spes contra spem