A BASSA VOCE – La rubrica di Luigi Vittorio Berliri, Presidente di Spes contra spem
“Io sono l’altro” è il titolo di una canzone di Niccolò Fabi.
Dice così:
Io sono l’altro
Quello che il tuo stesso mare
Lo vede dalla riva opposta
Io sono tuo fratello
Notizie di questi giorni:
Una bambina muore di difterite.
Un ragazzo getta la compagna dal cavalcavia.
Una famiglia uccide la figlia con disabilità e si suicida.
In Germania vince un partito che parla di deportazione e classi speciali.
Cosa hanno in comune tra loro queste notizie?
Il filo rosso che le lega tra loro è la canzone di Niccolò Fabi.
Io sono tuo fratello
Quello bello
Sono il chirurgo che ti opera domani
Quello che guida mentre dormi
Quello che urla come un pazzo e ti sta seduto accanto
Il donatore che aspettavi per il tuo trapianto
Io sono l’altro quando la considerazione di chi ho intorno, della mia comunità, del mio ruolo, della mia responsabilità nei confronti dell’altro mi è chiara.
Quando fondammo Spes contra spem questa era la domanda che ci ha guidato (e che ancora oggi ci guida): chi è l’altro? (domanda antichissima: “dov’è tuo fratello?”)
Sono quello che ti sembra più sereno
Perché è nato fortunato
O solo perché ha vent’anni in meno
Quelli che vedi sono solo i miei vestiti
Adesso facci un giro e poi mi dici
Questa modalità è mancata in maniera drammatica negli altri casi di cronaca citati: la bimba morta di difterite per il colpevole comportamento egoista di chi pensa che il vaccino serva solo a chi lo fa, o di chi divulga fandonie e fesserie. Soffiare sul fuoco dell’egoismo e dell’ignoranza è l’esatto contrario di porre lo sguardo sugli altri. Tutti gli altri.
E quando l’altro non lo si vede più, si genera solitudine.
Io non so se le cose sarebbero andate diversamente con una comunità attenta attorno, se a Pietralata nessuno avrebbe fatto una strage, se quella donna si sarebbe salvata invece di cadere dal cavalcavia se…
Sono tutti fatti complessi e ci sono luoghi dove giudicare, capire come sono andate le cose che sono sempre complesse. Ma pur nella complessità occorre farci alcune domande.
La domanda delle domande è sempre: “dov’è l’altro?”
Mi voglio fermare alla famiglia di Pietralata.
Cosa succede quando nasce una bimba con disabilità?
Quali angosce, quali domande si fa una mamma e quali un papà?
Ho incontrato tanti genitori, ho ascoltato molti racconti, alcuni dolori li ho attraversati, qualcuno di loro mi ha scritto cose profondissime e bellissime, un altro pezzo lo custodisco nella parte più profonda e segreta del mio cuore, ma la conosco. Sono domande che hanno bisogno di ascolto, di tempo, di competenza, ma anche di concretezza. Di qualcuno che dica “c’è posto per tua figlia in questa città”. E che lo dica con delibere, risorse economiche, non liste di attesa infinita e alle volte quasi una sensazione di fastidio di fronte alle domande che l’altro, nel suo esistere ci pone.
Sono il padre del bambino handicappato
Che sta in classe con tuo figlio
Il direttore della banca dove hai domandato un fido
Quello che è stato condannato. Il presidente del consiglio
Quelli che vedi sono solo i miei vestiti
Adesso vacci a fare un giro e poi mi dici
Fare parte di una comunità, significa farsi, sempre, questa domanda: l’altro, dove sta?
È la domanda che ci portiamo dentro, in ogni incontro, a Spes contra spem. Ben consapevoli che non tutte le domande hanno risposte, ma indicano una direzione. Un luogo verso il quale incamminarsi per cercare.
Luigi Vittorio Berliri, Presidente di Spes contra spem
Scegli di esserci anche tu
Con il tuo 5×1000 a Spes contra spem puoi trasformare la vicinanza in qualcosa di concreto.
Puoi contribuire a garantire presenza, cura e accompagnamento quotidiano alle persone con disabilità accolte nelle case famiglia come CASABLU e CASASALVATORE.
Un gesto che può fare la differenza nella vita di molti.