Buon compleanno Casablu!
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Estate è sinonimo di vacanza, sole e relax.
Per noi, significa anche stare insieme, ridere e divertirci.
Per le persone accolte a CASABLU, è uno dei momenti più attesi dell’anno.
Insieme impastiamo la pizza, assaggiamo piatti deliziosi e visitiamo luoghi belli, come il Lago di Bolsena [ma soprattutto, freschi!]. Ogni soggiorno è un’occasione per vivere esperienze nuove, rafforzare legami e mettere al centro la persona, sempre. A CASABLU, come in tutti i servizi di Spes contra Spem, lo facciamo ogni giorno: con competenza, amore e attenzione.
CASABLU è la nostra casa famiglia per persone con disabilità che, grazie alle nostre donatrici e ai nostri donatori, hanno potuto vivere giorni di natura, relax e scoperta, lontani dalla routine e immersi in un’esperienza che nutre il cuore.
Grazie di cuore a chi ha reso possibile tutto questo!
Siete preziosi e belli, come una rosablu.
Lei sognava di tornarci da tanto tempo: l’ultima volta era stata quando era ancora piccola. Così, siamo andate insieme al Bioparco di Roma!
Tra animali meravigliosi e curiosità da soddisfare, T. ha imparato cose nuove, ha fatto domande, ha osservato con occhi attenti e pieni di entusiasmo. Ma ciò che ha reso questa giornata davvero speciale è la connessione che si è creata fra noi: abbiamo riso, ci siamo emozionate, abbiamo camminato fianco a fianco e il nostro legame si è fatto ancora più forte.
Educativa domiciliare significa essere presenti.
Essere presenti sempre per ragazze e ragazzi in difficoltà, anche nei piccoli gesti.
Per questo partecipiamo a “L’Amico che vorrei”: un progetto che porta esperienze di socializzazione, ascolto e fiducia a minori in difficoltà, grazie alla collaborazione con il Servizio Sociale della “Quota Servizi del Fondo Povertà” del Municipio Roma III.
Spes contra Spem ogni giorno è accanto a persone di ogni età: minori, famiglie, adulti con disabilità.
Tra i tanti servizi che portiamo avanti c’è anche il SISMIF, il Servizio Integrato per il sostegno ai Minori e alle Famiglie, che puoi scoprire qui.
C’è un confine oltre il quale la cura diventa assistenzialismo? In che modo muoversi e orientarsi nel contesto delle persone con disabilità grave? Ne parliamo con i responsabili dei percorsi educativi di Spes Contra Spem.
Lavorare quotidianamente a contatto con le disabilità ci invita a riflettere su concetti spesso dati per scontati, come autonomia e dipendenza, soprattutto nel contesto delle persone con disabilità grave. Per troppo tempo, il termine “autonomia” è stato idealizzato nei progetti educativi e riabilitativi, senza considerare pienamente le realtà quotidiane di chi necessita di assistenza continua.
Come ci ricorda uno scritto del Centro Diurno Disabili di Sesto San Giovanni: “Le categorie di autonomia o di dipendenza non rappresentano al meglio la condizione quotidiana delle persone con disabilità. È più realistico parlare di una dipendenza ragionata, in cui l’altro deve assumersi la responsabilità di quello che trasmette, sia a livello relazionale che pratico.”
Una dipendenza “umanizzata e ragionata” non si limita ad assistenza tecnica, ma diventa relazione, empatia e attenzione al benessere. Piccoli gesti, come avvisare che il piatto è vuoto durante un pasto, o scegliere un’attività che rispetti i gusti e le preferenze individuali, o organizzare un ambiente che faciliti la comunicazione, diventano esempi concreti di rispetto e cura autentica.
Le persone che lavorano in Spes contra spem si impegnano ogni giorno nella creazione di ambienti accoglienti per le persone con disabilità, partendo da due architravi: il benessere e la qualità della vita devono essere i veri obiettivi dei percorsi educativi, sottolineando l’importanza di mettere al centro le esigenze specifiche di ogni persona, valorizzandone le potenzialità e assicurandole una vita piena di significato e soddisfazioni.
Il lavoro educativo deve quindi rispettare la complessità e l’unicità di ogni persona, ponendo il benessere quotidiano e la qualità delle relazioni come pilastri centrali. La vera inclusione parte dalla comprensione delle esigenze specifiche e dalla creazione di spazi che valorizzino ogni individuo, oltre gli schemi convenzionali.
Il nostro obiettivo ultimo come Spes contra spem è promuovere una società inclusiva, che non si limiti a celebrare l’uguaglianza formale, ma abbracci il valore unico di ogni persona, sostenendola nel modo più rispettoso e autentico possibile.
Questo articolo nasce dal prezioso confronto con Emilio Bertolini, responsabile di CASABLU, che ringraziamo.
Lavorare quotidianamente a contatto con le disabilità ci invita a riflettere su concetti spesso dati per scontati, come autonomia e dipendenza, soprattutto nel contesto delle persone con disabilità grave. Per troppo tempo, il termine “autonomia” è stato idealizzato nei progetti educativi e riabilitativi, senza considerare pienamente le realtà quotidiane di chi necessita di assistenza continua.
Come ci ricorda uno scritto del Centro Diurno Disabili di Sesto San Giovanni: “Le categorie di autonomia o di dipendenza non rappresentano al meglio la condizione quotidiana delle persone con disabilità. È più realistico parlare di una dipendenza ragionata, in cui l’altro deve assumersi la responsabilità di quello che trasmette, sia a livello relazionale che pratico.”
Una dipendenza “umanizzata e ragionata” non si limita ad assistenza tecnica, ma diventa relazione, empatia e attenzione al benessere. Piccoli gesti, come avvisare che il piatto è vuoto durante un pasto, o scegliere un’attività che rispetti i gusti e le preferenze individuali, o organizzare un ambiente che faciliti la comunicazione, diventano esempi concreti di rispetto e cura autentica.
Le persone che lavorano in Spes contra spem si impegnano ogni giorno nella creazione di ambienti accoglienti per le persone con disabilità, partendo da due architravi: il benessere e la qualità della vita devono essere i veri obiettivi dei percorsi educativi, sottolineando l’importanza di mettere al centro le esigenze specifiche di ogni persona, valorizzandone le potenzialità e assicurandole una vita piena di significato e soddisfazioni.
Il lavoro educativo deve quindi rispettare la complessità e l’unicità di ogni persona, ponendo il benessere quotidiano e la qualità delle relazioni come pilastri centrali. La vera inclusione parte dalla comprensione delle esigenze specifiche e dalla creazione di spazi che valorizzino ogni individuo, oltre gli schemi convenzionali.
Il nostro obiettivo ultimo come Spes contra spem è promuovere una società inclusiva, che non si limiti a celebrare l’uguaglianza formale, ma abbracci il valore unico di ogni persona, sostenendola nel modo più rispettoso e autentico possibile.
Questo articolo nasce dal prezioso confronto con Emilio Bertolini, responsabile di CASABLU, che ringraziamo.
“Essere radici e offrire rami”. Lavorare con gli adolescenti significa star loro accanto rispettando le fragilità e sostenendo l’autonomia. Ne abbiamo parlato con Barbara Paldino, responsabile CPA Colombi.
Si sta
foglie allignate
si sta
e non si sa se stare
si sta
e non si sta
e forse si vorrebbe stare
desiderando rami, tronchi e radici
capaci di dare linfa
e non timori
Le foglie, allineate ma fragili, sono il simbolo della transizione. Ungaretti, in “Soldati”, cattura la precarietà della vita in trincea, una condizione sospesa tra la paura e la speranza. Spostandoci completamente di contesto e riprendendo l’essenza del messaggio di Ungaretti con le dovute misure, la condizione e la tensione di queste “foglie” sono così simili a ciò che provano gli adolescenti, che vivono in una loro personalissima “trincea”: un periodo della vita che è liminale, pieno di attese, dubbi e inquietudini. Non vogliamo certo paragonare gli adolescenti ai soldati della Grande Guerra, la distanza tra le due esperienze è enorme e il sacrificio di quegli uomini non può essere ridotto a una metafora. Tuttavia, il senso di fragilità, l’essere “in bilico” tra ciò che si è e ciò che si diventerà, trova una risonanza universale che possiamo applicare al periodo adolescenziale.
Come foglie ancora attaccate ai rami, essi sono nutriti ma al tempo stesso spinti verso il distacco. È una tensione tra il desiderio di autonomia e il bisogno profondo di radici, di un nutrimento che non sia solo materiale, ma anche emotivo e spirituale.
Gli adulti, i “tronchi” di questa metafora, spesso vivono nel timore. Paura di perdere il controllo sui figli o sugli adolescenti che accolgono nei centri; paura di un tempo che fugge e sottrae energia; paura, infine, di diventare ininfluenti, relegati ai margini di vite che si vorrebbero autonome e lontane. Tuttavia, proprio come il tronco non perde valore quando una foglia si stacca, ma continua a sostenere l’albero e a farlo crescere, gli adulti hanno un ruolo fondamentale: non trattenere le foglie per timore del distacco, ma infondere linfa, fiducia, coraggio.
Questa linfa è fatta di ascolto autentico, di tempo dedicato, di sguardi che non giudicano ma accolgono. È il contrario della paura: è la fiducia che si può donare senza esaurirsi, che si può accogliere senza trattenere, che si può essere guide senza imporre direzioni. È la forza di accettare che le foglie desiderino andare, ma che per farlo in modo saldo e sicuro debbano sapere che il ramo c’è ancora, forte e stabile, a cui tornare se necessario.
Un lavoro quotidiano su sé stessi e con i ragazzi insieme ai quali intraprendiamo un percorso di crescita. Un percorso fatto di ascolto, valorizzazione delle unicità e confronto che viene tracciato con progetti su misura per ognuno dei ragazzi ospitato all’Approdo o nei CPA Colombi e Zurla, così come per i servizi di educativa domiciliare.
Oggi, la fragilità degli adolescenti è amplificata da una società che corre troppo velocemente. I modelli sono effimeri, i legami spesso liquidi. Essi si trovano esposti a una complessità che sembra travolgerli: social network, performance scolastiche, omologazione, ansia per il futuro. Si sta, dunque, con il desiderio di scoprire chi si è, ma senza strumenti certi per farlo.
Gli adulti, dal canto loro, non sempre sono radici solide. Sovrastati dalle proprie paure o distratti dal proprio ritmo di vita, rischiano di essere percepiti come assenti o lontani. È qui che il compito diventa ancora più importante: essere rami che non giudicano e tronchi che sostengono, anche quando il vento della ribellione o dell’incomprensione sembra spezzare il legame.
Infondere linfa non significa controllare o dirigere, ma accettare che crescere è un processo fatto di tentativi, errori e ritorni. È accompagnare con cura e rispetto, lasciando spazio al desiderio di autonomia ma offrendo un rifugio sicuro. Questo richiede coraggio, il coraggio di essere presenti senza soffocare, di ascoltare senza imporre, di lasciare andare sapendo che il nutrimento offerto rimarrà come forza invisibile.
Forse, allora, si può imparare a stare: noi adulti con le nostre radici ben piantate e gli adolescenti, “foglie allignate”, ancora in cerca del proprio volo ma sempre desiderosi, inconsciamente o meno, di sentirsi parte di un albero che li accoglie e li sostiene. È in questo stare insieme, senza paura, che nasce una linfa capace di curare e dare speranza.
Per l’articolo si ringrazia Barbara Paldino dal cui confronto è nata questa riflessione.
Il problema delle persone con disabilità non è solo la disabilità stessa, ma soprattutto la mancanza di strumenti idonei che garantiscano una vita equa.
La Giornata mondiale della disabilità 2024 è stata l’occasione per raccogliere alcuni pensieri di Pino e Patrizia che vivono a CasaSalvatore, la casa famiglia per disabili adulti che gestisce Spes contra spem. A questa si aggiunge CASABLU che ospita disabili gravi.
Quello che emerge è la voglia di sentirsi “normali”, di non essere trattati diversamente, di essere ascoltati e di poter avere la possibilità e il supporto per fare più attività.
“Mi chiamo Pino e sono una persona con disabilità. Essere una persona con disabilità a volte è molto difficile e abbiamo bisogno di essere aiutati: noi abbiamo bisogno di essere capiti e ascoltati. Ci sono delle cose che vorrei fare (leggere, scrivere, disegnare, ascoltare la musica) ma non riesco a farle quanto vorrei perché gli operatori spesso hanno tante cose da fare. Vorrei che ci fossero più persone ad aiutarci (operatori, volontari e servizio civile)”. Pino.
“Io penso che noi disabili dovremmo essere trattati come le altre persone. Molta gente ci prende in giro, ci fa i dispetti, questo non è giusto”. Patrizia.
I pensieri di Pino e Patrizia, due persone con disabilità fisica e mentale, rappresentano un’importante occasione di riflessione. La loro percezione della disabilità e della vita che ne deriva richiama un tema cruciale: la libertà di autodeterminarsi. Spesso, questa libertà non è limitata tanto dalle loro capacità quanto dalla mancanza di risorse, strumenti e servizi dedicati. Sono questi a dare concretezza ai diritti che una società civile dovrebbe garantire a ogni persona.
Il rispetto della dignità e della capacità di autodeterminazione di ogni individuo deve partire da un solido fondamento etico e civile, trasformandosi in leggi efficaci e in risorse tangibili.
Il vero ostacolo non è la disabilità in sé – che può derivare da patologie, ritardi cognitivi o altre cause – ma l’assenza di contesti, strumenti e condizioni che riducano l’handicap e permettano a ogni persona di esprimersi pienamente e di scegliere liberamente il proprio percorso di vita.
Una vera inclusione non solo garantirebbe i diritti fondamentali, ma arricchirebbe anche la nostra società del contributo unico di ciascuno. Perché ogni persona, con la sua diversità, ha qualcosa di irripetibile da offrire, lasciando un segno di senso e bellezza nel mondo che ci circonda.
Si è tenuto la scorsa settimana a Jesi, il convegno finale di Comunità in crescita, il progetto in favore dei bambini e delle bambine in fuga dall’Afghanistan.
Spes contra spem è orgogliosa di aver contribuito al progetto Comunità in crescita, parte dell’iniziativa Con i bambini afghani, promossa da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Questo programma, avviato nel 2022 con un finanziamento di oltre 3,2 milioni di euro, ha dato vita a una rete di supporto estesa su tutto il territorio nazionale, unendo circa 100 enti sociali e coinvolgendo operatori, insegnanti e istituzioni.
Il progetto si era posto come obiettivo quello di costruire un sistema inclusivo per i minori afghani e le loro famiglie, rafforzando le reti territoriali e offrendo strumenti concreti per l’integrazione scolastica e sociale. Ad oggi dopo due anni di progetto, sono stati raggiunti 966 minorenni, distribuiti tra diverse fasce d’età, con azioni che vanno dall’orientamento ai servizi, all’apprendimento della lingua italiana, al benessere psicologico. L’intervento ha abbracciato sia i sistemi di accoglienza istituzionale (SAI-CAS) sia minori non inseriti in questi percorsi, garantendo un sostegno personalizzato per favorirne l’autonomia.
Le attività si sono concentrate su sette macroaree, coprendo tutto il territorio italiano, con il coinvolgimento di quasi 700 operatori ed educatori. Nonostante le difficoltà, la rete ha lavorato con determinazione per offrire a questi giovani opportunità di crescita, inclusione e speranza per il futuro.
Il progetto è frutto della collaborazione tra soggetti pubblici e privati, coordinati da una cabina di regia nazionale, di cui fanno parte anche Con i Bambini, il Tavolo Minori Migranti e il Consorzio Communitas. Spes contra spem, insieme a molti altri, è stata parte attiva di questo straordinario percorso, che continua a generare impatti positivi.
“In questo progetto, abbiamo avuto il ruolo di Ente di Terzo Livello per Arci Nazionale e, a livello locale, ci siamo confrontati direttamente con le famiglie afghane presenti sul territorio romano, collaborando con realtà come il Centro Astalli, Caritas, Sant’Egidio e Well-c-Home” ha dichiarato a tal proposito Fabio Piccarreta, Responsabile SISMiF ed educativa domiciliare Spes contra spem che ha potuto guidare le attività insieme a Federico Feliciani coordinatore del progetto Autonomia e CoAbitazione.
“Il progetto – prosegue Piccarreta – ha avuto un impatto positivo significativo sui bambini e le famiglie coinvolte, offrendo loro opportunità che li hanno resi più proattivi in un contesto che, lontano dalla loro terra d’origine, si presentava sconosciuto e tutto da scoprire. Tra le storie più significative, c’è quella di J., che ha riscoperto la sua passione per il disegno, o di N., una bambina di 9 anni che oggi si appassiona al Karate, o di F. ragazza di 16 anni a cui servivano libri di scuola per proseguire gli studi, e la piccola S. di 2 anni che ha potuto frequentare insieme alla madre il corso di “Musicainfasce” per arricchire attraverso la musica il patrimonio espressivo. Un’altra storia è quella di M., che grazie a un percorso di approfondimento sanitario, ha potuto diagnosticare tempestivamente un importante ritardo cognitivo che avrebbe compromesso il suo rendimento scolastico con un probabile abbandono. Queste sono solo alcune delle tante storie che abbiamo avuto la fortuna di scoprire e costruire insieme alle famiglie. Per noi questa esperienza è stata un’opportunità preziosa per confrontarci con una nuova dimensione di bisogni, quella portata dalle famiglie afghane dal 2021. È stata anche l’occasione per lavorare fianco a fianco con altre realtà simili alla nostra, creando una rete che ha operato a livello nazionale per un obiettivo comune.”
Siamo fieri di aver contribuito a questa iniziativa e di far parte di una comunità che non si limita ad accogliere, ma costruisce relazioni e percorsi di futuro per i più vulnerabili.
Porta il gusto in tavola e sostieni il nostro progetto di ristrutturazione!
Anche quest’anno puoi fare un gesto speciale per le Feste, portando in tavola prodotti gustosi e di alta qualità che sostengono un progetto di grande importanza. Grazie alla tua scelta solidale, contribuirai all’acquisto degli arredi delle ultime due villette di Via Paolo Monelli in cui si trasferirà CASABLU rendendole un luogo sicuro e confortevole.
Scegli tra i prodotti natalizi che abbiamo preparato per te:
Eleganti e deliziosi! Il panettone e il pandoro sono realizzati dalla storica Pasticceria Forni 1958, rinomata per la qualità artigianale, e vengono confezionati con cura in eleganti confezioni regalo. Il miele, prodotto dall’ADI Apicoltura, porterà un tocco dolce e genuino sulle vostre tavole.
Acquistali direttamente sul nostro sito tramite carta di credito o PayPal sulla nostra pagina prodotti solidali o prenotali singolarmente o componendo una box confezionata scrivendo a info@spescontraspem.it o al 3401960199 (SMS o WhatsApp). Puoi ritirarli di persona o, se risiedi nel Comune di Roma, riceverli tramite Corriere al costo di 7 Euro.
I lavori per completare le villette di Via Paolo Monelli sono già in corso e, nonostante alcuni rallentamenti burocratici, siamo determinati a completare questo luogo speciale.
Il complesso di Via Paolo Monelli, infatti, non è solo un luogo di accoglienza, ma un punto di riferimento per tutta la comunità del III Municipio di Roma. Qui lavoriamo ogni giorno per costruire uno spazio aperto e inclusivo, dove le persone con disabilità possono sentirsi a casa e dove tutta la comunità può ritrovarsi.
Proprio quest’anno, abbiamo festeggiato i 18 anni di Approdo, inaugurato “Casa Insieme” – un progetto dedicato al “Dopo di noi” – e ospitato la terza edizione del Festival solidale della Musica e delle Arti, realizzato insieme al Liceo musicale Giordano Bruno e con il patrocinio di Roma Capitale Municipio Roma III che ha coinvolto la comunità in una straordinaria occasione di inclusione e creatività.
Con il tuo acquisto, puoi fare parte di questo progetto; un piccolo gesto, che diventerà un grande dono.
Compiere 18 anni è sempre tempo di bilanci e progetti per il futuro. L’educatrice Irene ci racconta il “suo Approdo”
Recentemente abbiamo festeggiato diciotto anni di attività dell’Approdo, il gruppo appartamento gestito da Spes contra spem che accoglie minori che vivono in condizioni di fragilità.
L’Approdo è nato 18 anni fa in un appartamento della Serpentara di Roma e si è poi trasferito non molto tempo fa in una delle villette del complesso di Via Monelli: spazi più ampi e luminosi, un grande giardino da condividere con gli ospiti delle altre villette; molte possibilità in più di realizzare direttamente a “casa propria” diversi laboratori come giardinaggio, falegnameria, costruzioni.
È stato molto emozionante per chi ha visto nascere questa struttura e per tutte le persone che in questi 18 anni hanno avuto in qualche modo a che fare con questa piccola comunità. Una comunità, una famiglia, sempre in crescita che apre le porte, accoglie; un approdo sicuro da cui si riparte dopo il compimento dei 18 anni con un bagaglio diverso, ricco di emozioni, consapevolezze, capacità e strumenti per affrontare la “vita da grandi”.
Abbiamo chiesto a Irene, educatrice dell’Approdo, di condividere il percorso di questi anni e raccontarci la sua esperienza:
“Partirei dicendo che la festa dei 18 anni dell’approdo è coincisa, per noi, con un susseguirsi di diciottesimi in un periodo molto ravvicinato, ben cinque dei dodici ragazzi che vivono all’Approdo. Momento che è stato vissuto, penso per tutta l’équipe, come cambiamento rispetto ad un “vecchio” gruppo che lascia il posto al “nuovo” e allo stesso tempo, come per ogni diciottesimo, come un momento di riflessione sugli obiettivi raggiunti con ogni ragazzo e sul senso del nostro lavoro. Allo stesso modo anche per i 18 anni dell’Approdo questi interrogativi hanno risuonato forte.
Per me, che sicuramente non ho vissuto l’Approdo fin dall’inizio, ma che ho navigato insieme a tutti i colleghi e ai ragazzi, appunto, in un momento di profondo cambiamento (di casa, di colleghi e di responsabili e naturalmente di ragazzi) sicuramente anche i 18 anni dell’Approdo mi hanno permesso di riflettere sul percorso fatto fino a qui e di interrogarmi su quale sia la direzione che stiamo prendendo e verso quali nuovi porti stiamo approdando.
Inevitabilmente, tutto questo, spinge a riflettere anche sul nostro lavoro. Lavoro che sicuramente è soggetto ad una crescita. Non parlo solo dell’inevitabile e naturale crescita professionale intesa come acquisizione o perfezionamento di competenze, ma del costante arricchimento che ogni relazione con i ragazzi dell’Approdo regala, mostrando un mondo che è solo suo, con la propria individualità.
Ho iniziato questo lavoro con tanto entusiasmo, scoprendo poi che questo a volte viene oscurato da momenti di fatica o delusione o momenti in cui bisogna affrontare i propri limiti e le proprie difficoltà, ma che una volta superati rivelano una lezione che fa nuovamente luce su quella energia e voglia di fare e conoscere.
Ecco, quindi, che arriva la riflessione di ogni diciottesimo che mi spinge a chiedermi “come ho lavorato con questo ragazzo?” “Cosa ho fatto e che altro avrei potuto fare con lui?” e che mi pone in una costante crescita, insieme a loro.
I 18 anni vengono attesi sempre dai ragazzi come un punto di arrivo, per poi capire solo a ridosso, che si tratta nient’altro che di un nuovo inizio.
Forse è proprio questo il paradosso di chi fa questo lavoro: sentirsi sempre competenti, adulti nel proprio ruolo, pronti a portare con sé una valigia piena di esperienze. Ma ogni volta che arriva un nuovo ragazzo, con la sua unicità, ci si ritrova di fronte a un nuovo inizio, che ci spinge a crescere ancora. E crescere, anche se a volte è faticoso, è sempre qualcosa di meraviglioso”.
Un altro giorno pieno di emozioni e scoperte per Sara, oggi piccola esploratrice! “Questa volta ci siamo avventurate a Villa Borghese per una rilassante passeggiata mattutina – racconta l’educatrice – un inizio perfetto prima di raggiungere una delle mete più amate dai bambini: il Museo dei Bambini.
La giornata è iniziata nel segno della curiosità. La prima tappa è stata la zona dell’acqua, dove tubi, ingranaggi e piccoli esperimenti hanno catturato tutta la sua attenzione. Ha passato tantissimo tempo a collegare i tubi e osservare affascinata come cambiava il flusso dell’acqua. Con occhi spalancati, si è immersa in questo piccolo mondo scientifico, dimostrando quanto una semplice attività possa stimolare la fantasia e la voglia di scoprire!
Ma le sorprese non erano finite. Dopo l’acqua, si è lanciata tra gli scaffali della sezione supermercato e cucina, caricando un carrello pieno di frutta e verdura (finte, ovviamente!). Da lì, dritta verso la cucina dove, come una piccola chef, ha preparato piatti immaginari, per poi scoprire il divertimento di guidare un camion dei pompieri! Il sorriso stampato sul suo volto mentre stringeva il volante era contagioso!
Un altro momento magico? Nell’orto del museo! Qui, con il suo cestino, ha raccolto le verdure “dalla terra”. Ma poi è arrivata la sfida: rimettere tutto a posto. Inizialmente perplessa, ha osservato gli altri bambini e, seguendo il loro esempio, ha capito quanto sia importante mantenere l’ordine. Un piccolo passo verso l’apprendimento del rispetto per le regole… e per gli altri!
Una delle attrazioni più emozionanti è stata una gigantesca palla trasparente con un sistema di tubi che risucchiavano fazzoletti, facendoli volare in aria. E qui Sara ha imparato un’altra lezione importante: l’attesa. Ha mostrato pazienza aspettando il suo turno e, quando è arrivato, ha partecipato con entusiasmo. E non solo! Ha anche capito quanto sia bello condividere il divertimento con gli altri bambini.
La giornata è stata un susseguirsi di emozioni, scoperte e piccole grandi conquiste. Al ritorno, nonostante l’intensità delle attività, era ancora carica di energia, pronta a raccontare alla mamma ogni dettaglio dell’avventura appena vissuta. Un’altra giornata indimenticabile, piena di gioia e crescita personale!
Sara, nome di fantasia per proteggere la sua privacy, è inserita nel progetto “Conoscere giocando”; un servizio di educativa domiciliare svolto da Spes Contra Spem nell’ambito dei progetti di sostegno alla famiglia e ai bambini e adolescenti in condizioni di fragilità o povertà educativa operati in concertazione da Roma Capitale Municipio III e i Servizi Sociali del III Municipio.
Con attività come queste, il progetto educativo continua a portare momenti di spensieratezza e apprendimento ai bambini, supportando le famiglie e creando esperienze che arricchiscono sia i piccoli che chi li accompagna.
Continuate a seguirci per scoprire le prossime avventure!