Radicalità è restare

Mariangela

Mariangela ha conosciuto Spes contra spem nell’ottobre del 2009, partecipando al bando del servizio civile universale.

“Venivo da un’esperienza di vita francescana e da un percorso di studi a Messina, dove mi ero laureata in Scienze della formazione. Sentivo forte il desiderio di lavorare con le persone con disabilità, ma soprattutto avevo dentro una domanda più profonda: dove posso spendermi davvero, fino in fondo?”

Mariangela inizia come operatrice di base, svolgendo il servizio civile a CASABLU, una casa famiglia per persone con disabilità, con un desiderio semplice e concreto: vivere la quotidianità della casa, essere presente nella vita di tutti i giorni, accanto alle persone con disabilità.

Nel tempo arrivano altre responsabilità. Entra nelle équipe operative, poi diventa coordinatrice. Nel 2018 assume il ruolo di Responsabile di Casa Blu e oggi è la Responsabile di CASASALVATORE e di CASAINSIEME, servizi residenziali della cooperativa Spes contra spem.

Ma quando racconta il suo lavoro, non parla di ruoli. Parla di volti. Tra tutti, emerge quello di Tiziana, una donna con disabilità accolta a CASABLU

Con lei, Mariangela racconta di aver condiviso momenti difficili, ricoveri ospedalieri complessi. Ci sono stati giorni in cui sembrava impossibile garantire una presenza accanto a lei. Eppure, per Spes contra spem, prendersi cura delle persone con disabilità significa non lasciarle mai sole. Non è un’opzione. Non lo è mai.

Mariangela ricorda momenti precisi. Tiziana era in ospedale, aveva bisogno di aiuto e lei si trovava fuori Roma. Non aveva soluzioni immediate. Poi arrivano due telefonate, una dopo l’altra. Due volontari si offrono di andare in ospedale, di stare accanto a Tiziana.

Oppure durante il Covid. Durante una visita in ospedale, Tiziana in un momento di grande lucidità dice “Sì, è stato difficile” e scoppia a piangere.

In quei momenti, qualcosa si chiarisce. Anche ciò che sembra impossibile può diventare possibile, quando qualcuno sceglie di esserci.

È lì che Mariangela ritrova il senso del suo lavoro sociale.

Il suo “perché” ha a che fare con la relazione tra persone, con il riconoscimento dell’altro. Non è solo un dovere professionale. È qualcosa di più umano e profondo.

Tiziana è una persona che difficilmente può fare le cose da sola. Eppure è evidente quanto la sua vita sia piena di senso. È una persona felice, solare, capace di accogliere e mettere a proprio agio chiunque entri in casa. Per Mariangela ogni incontro con una persona con disabilità restituisce uno spaccato di vita, restituisce senso. È un incontro che umanizza, che dà valore all’esistere.

Per questo è importante rispondere a una domanda: cosa significa davvero legame?

In una famiglia ci sono ruoli e confini. In una casa famiglia per persone con disabilità il legame è diverso, ma non meno profondo. È un legame che richiede consapevolezza. All’inizio c’è l’emozione, il coinvolgimento. Poi, nel tempo, è la chiarezza che permette di stare davvero dentro quella relazione.

Chiarezza e consapevolezza aiutano anche a evitare un rischio: quello dell’onnipotenza, del voler fare tutto, del pensare di poter risolvere ogni cosa. Comprenderlo permette di avvicinarsi in modo più autentico, rispettoso, profondo.

Per Mariangela tutto questo ha una parola: radicalità.

La radicalità è stata la scelta di lasciare la Sicilia, di iniziare questa esperienza nel lavoro sociale. Ma è anche, ogni giorno, la scelta di restare. Restare nelle relazioni, nelle fatiche, nelle domande senza risposta immediata.

Alle persone che guardano Spes contra spem da fuori, il suo messaggio è chiaro.

Ogni forma di vicinanza, economica, di tempo, di presenza, si traduce in qualcosa di estremamente concreto. Significa rendere possibile la vita quotidiana di una persona con disabilità: andare a tagliare i capelli, comprare un maglione, uscire, essere accompagnati. Dietro ogni piccolo gesto c’è sempre qualcuno che può esserci, perché qualcun altro lo ha reso possibile.

Perché è proprio lì, dove la fragilità è più evidente, che si scopre qualcosa di profondamente umano. E, forse, anche qualcosa di sé.